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Il paradosso della privacy PDF Stampa E-mail
Scritto da Magda Todor   
Lunedì 01 Marzo 2010 10:14

“L’uomo più povero, nella sua catapecchia, può sfidare le forze del Re”. Così William Pitt, parlamentare inglese di fine '700, già all'epoca intendeva significare che chiunque dovrebbe aver diritto alla privacy, proteggendo certi aspetti della sua vita da controlli indesiderati.

 

Il concetto di privacy assume significati diversi nelle varie culture. Ad esempio nelle lontane isole Samoa, nel Pacifico, spesso le abitazioni non hanno pareti, per cui quasi tutte le attività domestiche si possono facilmente vedere dall’esterno. Anche lì, però, è considerato maleducazione entrare in una casa senza essere stati invitati.
Il diritto alla privacy è così importante che il Corriere dell’ Unesco lo ha definito “il fondamento stesso delle libertà pubbliche”. Sullo stesso tono, un influente uomo politico latino-americano ha detto: “In un certo senso, tutti i diritti umani sono aspetti del diritto alla vita privata”. ( Giugno 2001, pp. 18, 21)

Nell’attuale clima di crescente criminalità e l’allarme per il terrorismo globale, però, governi e forze dell’ordine sono sempre più dell’avviso che per proteggere i cittadini devono necessariamente violare la privacy. Perché? Perché gli stessi elementi criminali della società si fanno scudo con il diritto alla privacy per nascondere le loro azioni illegali . È dunque in corso una sfida per equilibrare la responsabilità dei governi di proteggere i cittadini con il diritto dell’individuo alla privacy. In Italia, negli ultimi tempi, il Garante per la Privacy è intervenuto spesso ribadendo la necessità di rispettare la riservatezza e la dignità dell’individuo, anche quando sono in ballo la sicurezza delle persone e l’ordine pubblico.

Quindi il dilemma tuttora aperto è: Prima la Privacy o prima la sicurezza? Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, che hanno scosso il mondo, hanno fatto cambiare idea a molti circa il diritto dello stato di violare certi aspetti della privacy individuale. “L’11 settembre ha cambiato tutto”, ha detto a BusinessWeek un ex commissario federale americano per il commercio. E ha aggiunto: “I terroristi ci sguazzano in una società che protegge la loro privacy. Se per stanarli è necessario violare in qualche misura la privacy, la maggior parte dei cittadini americani dirà: ‘Ok,fate pure’”. La rivista dichiarava: “Da sondaggi effettuati dopo l’11 settembre risulta che l’86% degli americani è favorevole a un uso maggiore dei sistemi di riconoscimento facciale; l’81% vuole più controlli sulle operazioni bancarie e sulle transazioni fatte con carta di credito; e il 68% è a favore di una carta d’identità nazionale”.

Oggi, come in una sorta di potenziale “grande fratello”, è tecnicamente possibile mettere in relazione le informazioni riportate su una carta d’identità digitale con quelle di una carta di credito e confrontarle con quelle ricavate da una telecamera di sorveglianza dotata di sistemi di riconoscimento facciale, seguire gli spostamenti di un auto attraverso la tracciatura dei pedaggi autostradali, o monitorando i percorsi con i sistemi di localizzazione satellitari gps, ed altre tecnologie che possono mettere in grado i servizi di intelligence di sventare un attacco terroristico. E se i terroristi cercano di eludere i sistemi di sicurezza nascondendo bombe, armi da fuoco o coltelli sotto i vestiti, o anche dietro le pareti di una casa, possono essere ugualmente scoperti con l’aiuto di servizi di sicurezza che adesso dispongono di body scanner in grado di visualizzare qualsiasi cosa sotto i vestiti. E il progresso non si ferma: nuove apparecchiature radar permettono alle  forse di polizia di individuare persone che si muovono o anche solo che respirano dietro a una parete. Ma una maggiore capacità di sorveglianza si traduce necessariamente in un minore tasso di criminalità?

Il problema che si presenta alle forze dell’ordine, e per il quale difficilmente potrà essere garantita una sicurezza assoluta, è che nemmeno i più sofisticati sistemi di sorveglianza che si avvalgono del radar o dei raggi X possono rivelare cosa c’è nella mente delle persone. E per quanto il progresso tecnologico possa contribuire a garantire la sicurezza, la vera sfida sarà minimizzare il prezzo da pagare in termini di privacy e dignità dell’individuo, diritti fondamentali dell’individuo ai quali non è ipotizzabile potervi rinunciare.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Agosto 2010 16:57