Era già nell'aria da tempo. Quando lo chiamai per invitarlo come ospite e relatore al Privacy Day del 9 maggio, lui me lo anticipò e io rimasi di ghiaccio. A breve, Umberto Rapetto, avrebbe lasciato il Nucleo Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, il mitico GAT di cui è stato l'anima sino ad oggi. Ma forse mi ero voluto autoconvincere che le fiamme gialle alla fine non avrebbero potuto fare a meno di lui, e avrebbero respinto le sue dimissioni. Ma non è andata a finire così.
Un annuncio lancinante per chi lo conosce e per chi ha seguito le sue imprese in questi anni, quello dato via Twitter: «Chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia, ma qualche minuto fa sono stato costretto a dare le dimissioni dalla Gdf».
Che il valore professionale e umano di Rapetto sia di caratura straordinaria è risaputo:
tanto per ricordarne qualcuna, nel 2001 ha diretto le indagini che hanno portato alla condanna in via definitiva degli hacker protagonisti di attacchi sul web in danno del Pentagono e della NASA, l'operazione "Macchianera", che ha permesso di scoprire centinaia di false posizioni Inps, l'operazione "Stamina RX" che ha coinvolto 10 Procure e ha sgominato un'organizzazione che vendeva via Internet farmaci pericolosi, l'operazione "Carta da pacchi", su delega della Procura di Roma, che ha smascherato una banda che offriva l'opportunità di pagare bollette e cartelle esattoriali con sconti significativi, provvedendo in realtà a migliaia di operazioni con carte di credito rubate o clonate. (Vedasi anche Umberto Rapetto su Wikipedia)
Una carriera la sua, contraddistinta da mirabili attività che gli hanno fatto guadagnare diversi encomi ed il riconoscimento di Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana assegnatogli nel 2005 dal capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi.
Un grande carisma e anche un po' stravagante, è vero, ma quando (raramente) senti parlare male di lui, ti accorgi subito che è l'invidia che fa aprire la bocca di chi vorrebbe emularlo ma non ci riesce.
A seguito della decisione di spostarlo dal GAT, sono state presentate da tutti i principali schieramenti politici una serie di interrogazioni parlamentari che evidenziano «la professionalità specifica e riconosciuta a livello internazionale come esperto di lotta al crimine informatico», ma evidentemente non a tutti piace che un servitore dello Stato quale è Rapetto compia brillantemente e fedelmente il suo dovere fino in fondo, anche quando la verità che emerge risulti “scomoda”, come nel caso dell'inchiesta da lui condotta sullo scandalo delle slot machine non collegate in rete all'Anagrafe Tributaria, che ha portato alla condanna dei vertici dei Monopoli di Stato e delle società concessionarie al pagamento di 2 miliardi e mezzo di euro.
Qualcuno dirà: “ha calcato troppo la mano con le sue indagini”. Ma non sentiamo tutti i giorni che “bisogna combattere l'evasione fiscale, e tutti devono pagare le tasse”?
Chi ha visto la puntata di Report dell'8 maggio 2011 riguardante proprio la vicenda delle slot machine, che ha avuto trai protagonisti anche lo stesso Rapetto, con gli inquirenti sulle tracce di faccendieri e mafiosi intrecciati con la politica, se ha un minimo di senso di giustizia e stato sociale, non ha potuto non rabbrividire.
Ma quali sono le motivazioni che hanno determinato l'uscita di Rapetto dalle Fiamme Gialle?
Il quotidiano La Repubblica riferisce: “Ordinari criteri di rotazione del personale". Bene, si dirà, ma gli sarà stato affidato qualche altro compito dove possa mettere a frutto le sue indiscusse capacità. Invece no: è stato mandato al Centro alti studi della Difesa (Casd). A formare altri investigatori, come del resto, proprio tenendo una serie di corsi, fa già da 15 anni? No: a seguire un corso, da "studente". E Rapetto, ha quindi annunciato le sue dimissioni.”
In varie interrogazioni parlamentari, si adombra l'ipotesi che il vero motivo dell'uscita di Rapetto dalla Guardia di Finanza possa essere stato in realtà proprio il fatto di aver pestato i piedi a qualcuno di importante, ma a noi non è dato saperlo. Sta di fatto, che Rapetto ha fatto pienamente il suo dovere di comandante del Gat.
Come rileva sempre Repubblica, “ L'intento "punitivo", del resto, è reso evidente dalla destinazione assegnata al colonnello. Proprio in questo periodo deve essere per esempio designato il responsabile dell'Ufficio per la protezione dagli attacchi informatici presso la Presidenza del Consiglio. Sembrerebbe uno dei possibili posti su misura per Rapetto, ma a candidarlo non ci ha pensato nessuno.“Altrettanto dicasi per la nomina di Garante della Privacy, in agenda nei prossimi giorni, per la quale Rapetto avrebbe tutte le carte in regola, potendo vantare un curriculum da favola, che soddisferebbe i requisiti del Garante richiesti dall'art. 153 del Dlgs 196/2003: "I componenti sono scelti tra persone che assicurano indipendenza e che sono esperti di riconosciuta competenza delle materie del diritto o dell'informatica, garantendo la presenza di entrambe le qualificazioni". Ma anche qui tutto tace.
Ma che dice il diretto interessato? Nel suo profilo su Facebook, dove sta ricevendo tante attestazioni di solidarietà, compresa quella doverosa di chi scrive, così risponde a chi gli ricorda che, con la sua professionalità, dopo le dimissioni dalla Gdf potrà diventare ricco: «grazie, ma mi accontentavo di rimanere povero al Gat piuttosto che esser rimosso e spedito a frequentare un corso al Centro alti studi Difesa dove insegno da oltre 15 anni... e grazie a tutti per la solidarietà: il momento è difficile e indesiderato...».
Forse sembrerà superfluo aggiungerlo, ma personalmente anche io sono un grande estimatore di Umberto Rapetto, e gli sono particolarmente grato per tutto ciò che ha fatto per la comunità, nutrendo grande ammirazione per lui e le sue doti professionali ed umane.
Peccato invece per lo Stato, ancora una volta abbiamo perso una, l'ennesima occasione di dimostrare che ci sia volontà di cambiare davvero le cose nel nostro Paese.
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