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Videosorveglianza “fai da te”: Attenzione alle sanzioni!

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Con il boom degli impianti di videosorveglianza, ormai installati dovunque, dalla tabaccheria al condominio, e l’introduzione del nuovo  Provvedimento sulla Videosorveglianza  varato dal Garante per la Privacy, scatta anche l’allarme sanzioni.

 

 

E viste le premesse, c’è il pericolo di vedere un aumento generalizzato delle multe. Ciò che si ravvisa dalla cronaca, dai comunicati stampa dello stesso Garante, e dalle segnalazioni che ormai giungono numerose a Federprivacy, è che spesso la multa è comminata per infrazioni commesse attraverso un sistema di videosorveglianza “fai da te”, o a causa del disinteresse del titolare circa le implicazioni giuridiche derivanti dall’installazione di una o più telecamere sul proprio territorio o all’interno del proprio edificio.

Ad esempio, come riporta un quotidiano del 9 giugno 2010, di recente un barista di Diano Marina che aveva installato alcune telecamere all’interno e all’esterno del proprio locale con l’intenzione di garantire sicurezza al suo locale e prevenire azioni di malviventi, senza però segnalarne debitamente la presenza con l’informativa conforme allo schema provveduto dal Garante, ha ricevuto con stupore una multa di 6.000 euro dalla Polizia Postale, ignaro di aver tenuto un comportamento vietato per legge, riprendendo le immagini dei propri clienti a loro insaputa.

In un altro caso, come rende noto lo stesso Garante per la Privacy nella Newsletter 340 del 19 luglio 2010, è stata la segnalazione di una ex commessa a innescare l’intervento dell’Autorità presso i due negozi dove il datore di lavoro aveva installato impianti audiovisivi, che oltre a sorvegliare la clientela allo scopo di prevenire furti, riprendevano però anche i dipendenti, che erano stati pure informati della presenza delle telecamere. Anche in questo caso, però, il Garante ha disposto il blocco delle videoriprese, in attesa della determinazione delle sanzioni, trasmettendo all'autorità giudiziaria copia degli atti per l'accertamento di eventuali profili penali. Insomma, una bella grana per il datore di lavoro, che non avrebbe dovuto limitarsi ad esporre il cartello con l’avviso della presenza delle telecamere,(d’obbligo sì, ma nei confronti della clientela), e a metterne a conoscenza i lavoratori, ma avrebbe dovuto sottoscrivere preventivamente un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna, o in alternativa chiedere, sempre prima di installare le telecamere, l‘autorizzazione all'Ispettorato del lavoro. E non si può non rilevare che certi tipi di infrazioni, non sono neanche nuove, poiché in tema di controllo a distanza dei lavoratori, il Garante non fa altro che richiamare le prescrizione dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970), in vigore ormai da quarant’anni.

E a proposito di autorizzazioni preventive, in un altro caso ancora, segnalato alla stessa Federprivacy, un datore di lavoro che, dopo aver già installato le telecamere voleva mettersi in regola, ha ricevuto una sanzione di 1.600 euro dall’ispettorato del lavoro, dopo aver contattato con ogni buona intenzione proprio quest’ultimo istituto per chiedere l’autorizzazione, ma di fatto auto-denunciando un proprio comportamento illecito. Come dire, compro un’automobile e poi mi reco dalla Polizia per chiedere informazioni su quali documenti occorrano per poterla guidare!

D’altra parte, in special modo in Italia che è al secondo posto in Europa con in media una telecamera ogni quaranta abitanti, non si può sminuire quanto queste apparecchiature stiano contribuendo a dare maggiore sicurezza al cittadino, a promuovere un maggior rispetto della legge, e a preservare il patrimonio dell’imprenditore.

A destare preoccupazione, è piuttosto il fatto che al boom della videosorveglianza in atto, non corrisponda un contestuale senso civico del rispetto delle leggi e della regolarità, con un palpabile senso di disinteresse da parte di molti che, quando decidono di installare delle telecamere, magari chiedendo aiuto all’amico tuttofare, non si curano di mettere in conto quali possano essere le implicazioni che derivano dall’acquisire e conservare immagini altrui. L’assenza di questa consapevolezza, è ciò che impedisce al cittadino di stare al passo con le regole da seguire nel continuo evolversi del progresso tecnologico, e questo può potenzialmente innescare un meccanismo sistematico di sanzioni selvagge scaturenti perlopiù da episodi pretestuosi o casuali, quando invece sarebbe auspicabile lo sviluppo di una più attenta cultura del rispetto delle regole, che potrà costare anche tempo e risorse, ma nel tempo dà i suoi buoni risultati, non per ultimo quello di risparmiarsi una multa salata e altre grane con le autorità, o con lo stesso interessato, solo per non essersi presi la briga di approfondire quel che c’è da fare se si vuole installare un impianto di videosorveglianza.

A tal proposito, ”il consiglio che è doveroso dare a chi decide di mettere delle telecamere nei propri locali”, sottolinea Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, “è quello di evitare il ‘fai da te’ e rivolgersi a installatori qualificati che assicurino il pieno rispetto delle prescrizioni di legge rilasciando una specifica attestazione a lavoro ultimato, e se si tratta di sistemi particolari, o ubicati in luoghi che meritano particolare attenzione come gli ambienti di lavoro, meglio rivolgersi prima a un consulente privacy specializzato, che fornisca tutte le indicazioni necessarie per non trovarsi a brutte sorprese dopo”.

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