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Il Gazzettino: "Videosorveglianza & Privacy, no alle telecamere finte a scopo deterrente"

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Molti pensano che installare una telecamera finta a scopo deterrente sia un modo innocuo per dissuadere i malinenzionati dall'introdursi nel proprio esercizio o nella propria azienda. Tuttavia, si tratta di una pratica non esente da controindicazioni, e recentemente anche il Comune di Pordenone ha dovuto rivalutare l'opportunità di avvalersi di un sistema di videosorveglianza fittizio, proprio in base a quanto era stato considerato da Federprivacy, come riporta il quotidiano Il Gazzettino in edicola sabato 3 aprile 2015.

Data la ricorrenza dei quesiti sulle telecamere finte, avevamo infatti rivolto all’Avv. Vittorio Lombardi, membro del Consiglio Direttivo di Federprivacy, il seguente quesito: “Cosa implica a livello legale installare una telecamera finta a scopo deterrente?” Questa era stata la dettagliata risposta dell' Avvocato Lombardi:

Preliminarmente, giova evidenziare, analizzare ed indicare i principi ispiratori della legge in materia di videosorveglianza ed anche l’orientamento del Garante in materia, contenuto nel c.d. “Provvedimento generale sulla videosorveglianza dell' 8 aprile 2010. I principi di legge ispiratori della materia, dunque riguardano:

  1. La liceità: (artt.18/20) per i soggetti pubblici: svolgimento di funzioni istituzionali, artt.23/27 per i soggetti privati: consenso libero ed espresso, adempimento di un obbligo di legge, bilanciamento di interessi valutato dal Garante
  2. La necessità: un sistema di videosorveglianza costituisce in ogni caso un vincolo per il cittadino, e deve, pertanto sottostare a regole che ne impediscano un uso eccessivo, distorto e/o comunque superfluo, che renderebbe, per l’effetto, illecito il trattamento
  3. La proporzionalità: La videosorveglianza, può essere adottata dal titolare solo se realmente proporzionata agli scopi prefissi
  4. La finalità: gli scopi perseguiti devono essere determinati, espliciti e legittimi.

In particolare, va detto che la videosorveglianza si rende necessaria e quindi è ammessa quando il titolare la adotta per aumentare la sicurezza all’interno/esterno dei luoghi dove svolge l’attività produttiva, industriale, commerciale (anche per agevolare il diritto di difesa, in sede civile e penale, con l’ausilio di immagini su fatti illeciti).

In questo caso l’informativa deve essere esaustiva sotto ogni profilo: deve, cioè contenere cartelli e comunicazioni che devono indicare con la massima chiarezza, che quella area, quella zona è video sorvegliata.

Se queste sono le premesse, balza agli occhi evidente che l’installazione di una telecamera finta, sempre spenta e disattivata messa a scopo deterrente, fuorvia rispetto al dettato normativo ed all’orientamento del Garante, perché delle due l’una, o l’installazione di un impianto di videosorveglianza si rende necessario ed indefettibile per ragioni di sicurezza e difesa dei cittadini in un’ottica di bilanciamento e di contemperamento di interessi e di diritti costituzionalmente garantiti, oppure non è necessario e quindi superfluo ed inutile a garantire appunto la sicurezza pubblica.

Se non è necessario, quindi non deve essere installato.Peggio se viene installato per motivi di deterrenza.

In questo caso, l’illiceità della causa sarebbe in “re ipsa” perché fuorviante rispetto alla norma, regolatrice dei principi ispiratori in materia di videosorveglianza ed all’interpretazione autentica che di essa rende il Garante.

Lo scopo deterrente si pone, quindi, in stridente contrasto con la ratio legis in materia, perché permeabile a qualsiasi applicazione incontrollabile e pericolosamente estensiva della norma in questione.

Ad avviso di chi scrive, si potrebbe considerare lo scopo della deterrenza quale quello assorbente per l’installazione di uno pseudo impianto di video sorveglianza, un’ipotesi di reato, (v. art. 610 c.p. che contempla il delitto di violenza privata)

Per altro verso, l’installazione fittizia di un impianto di videosorveglianza in un’area privata accessibile al pubblico, come ad es. un parcheggio di un super o ipermercato, pone aliunde problemi di responsabilità concorrente (contrattuale ed extracontrattuale) a carico della proprietà dell’esercizio commerciale, nel caso in cui un fatto illecito si compia a danno del privato-cliente, il quale si troverebbe a non poter utilizzare il dispositivo elettronico di registrazione dell’evento per finalità di risarcimento di tutti i danni subiti e subendi, con l’aggravante che verrebbe meno, fatto ancor più grave, la possibilità da parte dell’autorità giudiziaria inquirente, di poter utilizzare il finto impianto “indebitamente segnalato”, per reprimere reati gravi quali la rapina, il furto, le lesioni personali e per risalirne agli autori.

Parere legale redatto a cura di Avv. Vittorio Lombardi  - Rassegna Stampa: Il Gazzettino

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 06 Aprile 2015 14:15 )  

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