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Professioni nel settore della privacy, da obbligo a richiesta di mercato

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Nell'orientamento generale del Consiglio UE sparisce l'obbligo di designare un responsabile, ma nel frattempo è il rischio economico sulla sicurezza digitale a far correre le imprese ai ripari per proteggere i dati. Potenzialmente più di 70mila gli esperti richiesti dal mercato. In partenza i lavori per la norma UNI sui profili professionali del settore privacy, e una ricerca per definirne le competenze.

Firenze, 6 ottobre 2015  – La proposta di Regolamento Privacy UE presentata nel 2012 dalla Commissione Europea, introduceva per oltre 20.000 aziende pubbliche e private con più di 250 dipendentil'obbligo di dotarsi di un responsabile della protezione dei dati. Tuttavia, durante l'iter legislativo, i criteri venivano modificati più di una volta da Parlamento e Consiglio UE*, fino a rendere facoltativa la designazione di questa figura.

Se in questi tre anni e mezzo sono cambiati gli orientamenti legislativi dell'UE sulla normativa che dovrà sostituire l'attuale Codice della Privacy (Dlgs 106/2003), nel frattempo sono d'altra parte profondamente cambiati anche gli scenari tecnologici internazionali, a tal punto che l'OCSE ha definito la sicurezza digitale dei dati un rischio economico e sociale. 

Tali sviluppi, hanno indotto quindi aziende ed enti ad attivarsi, non più solamente per l'imminente approvazione del Regolamento Europeo, prevista per inizio del 2016, ma anche in funzione delle mutate e più urgenti esigenze di mercato. E' infatti su richiesta degli stakeholders che a livello nazionale si sta concretizzando la Norma UNI sui profili professionali del settore privacy, sollecitata da Federprivacy fin dal 2013: espletata con successo l'inchiesta pubblica preliminare lo scorso giugno, sono adesso in partenza i lavori con la riunione insediativa, che si svolgerà a Roma il 13 ottobre presso la sede AgID.

"La prima versione della proposta di Regolamento UE non adottava criteri obiettivi, imponendo la designazione di un responsabile esclusivamente in base alle dimensioni dell'impresa, senza tenere conto del settore merceologico, e paradossalmente anche il numero dei soggetti rientranti in tali parametri risultava falsato rispetto alle reali necessità nel contesto del nostro tessuto imprenditoriale - spiega il presidente di Federprivacy Nicola Bernardi - basti pensare che secondo i dati Istat, le sole aziende che operano nel settore dell'ICT in Italia sono più di 75mila con 456mila addetti. Senza contare altri ambiti critici per trattamenti di dati sensibili relativi a salute, orientamenti politici, sindacali, sessuali, e religiosi, ci sono poi anche 20mila pubbliche amministrazioni che dovranno dotarsi di un ufficio privacy, ed è da scartare l'ipotesi che gli operatori di tutti questi settori scelgano se prevedere o meno nella propria struttura un privacy officer semplicemente in base al fatto che sia un obbligo a prescriverlo, senza fare prima un'attenta valutazione dei rischi e dei vantaggi. Dati alla mano, possiamo quindi valutare che non meno di 70mila esperti di data protection saranno necessari in Italia nei prossimi anni."

Le professioni della protezione dei dati saranno un tema di centrale attenzione al 5° Privacy Day Forum il 21 ottobre a Roma, occasione in cui Federprivacy presenterà anche i risultati della ricerca "I profili professionali sulla privacy e il nuovo Regolamento Europeo", svolto su un campione di 1.000 aziende italiane interessate ad avere specialisti della protezione dei dati nel proprio organico, con l'obiettivo di definire le competenze necessarie per rispondere alle reali esigenze di mercato.

*Nota: Per approfondimenti, vedasi anche il documento "La figura professionale del Responsabile della Protezione dei Dati nella UE", a cura del Dott. Biagio Lammoglia

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Ottobre 2015 09:46 )  

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