Smartphone e tablet, quando perderli costa caro alle aziende

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Non solo gli hacker trafugano le informazioni riservate: uno studio evidenzia come sempre più spesso sono gli smarrimenti di telefonini e tablet a mettere nei guai le aziende. Rapetto, che tratterà l'argomento al Festival ICT: "prezzo da pagare in termini di conseguenze è senza dubbio più elevato della spesa da sostenere per crittografare i dati o per cancellazione da remoto".

Milano, 10 novembre 2015 - Una recente ricerca condotta nel Nord Europa dal think tank Vanson Bourne ha ribadito che il 44 per cento delle aziende britanniche e tedesche ha avuto problemi a seguito dello smarrimento di smartphone e tablet da parte di qualche top manager. Nel 93 per cento dei casi i dispositivi mobili contenevano informazioni “di lavoro”: il 49% degli apparati avevano al loro interno mail riservate, il 38% custodiva non protetti file e documenti di elevata criticità per l’organizzazione di appartenenza, il 24% conservava dati di clienti di cui non era opportuna la divulgazione.

Al Festival ICT 2015, domani a Milano, il generale Umberto Rapetto – storico comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza ed esperto a livello internazionale di sicurezza informatica – affronterà proprio il lato oscuro dei dispositivi mobili. Comodità ed efficienza, infatti, spesso vengono azzerati dal verificarsi di inconvenienti – come lo smarrimento o il furto di un apparato portatile – che possono compromettere la sfera di riservatezza e la competitività di qualunque impresa o ente.

“La perdita della disponibilità di un cellulare intelligente, di un palmare, di un tablet o di un laptop può riservare sorprese davvero sgradevoli. Purtroppo sono pochi le organizzazioni (e ancor meno gli utenti al loro interno) a prendere in considerazione il problema” dichiara Umberto Rapetto “e il prezzo da pagare in termini di conseguenze è senza dubbio più elevato della spesa che si poteva sostenere per crittografare i dati sui dispositivi o per implementare soluzioni di cancellazione da remoto di contenuti meritevoli di protezione”.

Secondo il generale Rapetto non sono a rischio solo i dispositivi che spariscono per distrazione di chi li ha in consegna o per furti con destrezza. “Molto sovente le aziende hanno interesse a mantenere «giovane» il parco tecnologico in dotazione e sostituiscono con una certa frequenza gli apparati affidati a manager e dipendenti. Quante imprese si prendono cura di «ripulire» il contenuto di smartphone o tablet destinati ad andare in pensione e ad esser venduti sottocosto?”

Rapetto non esita a ricordare che anche una fotocopiatrice, sostituita perché obsoleta, può essere molto appetibile sul mercato: il disco fisso al suo interno contiene copia di quanto è stato riprodotto e la concorrenza attenta può non farsi sfuggire una così golosa opportunità di spionaggio a costo quasi zero”.

“Software e dispositivi tecnici - capaci di impedire il recupero di informazioni precedentemente memorizzate – non mancano davvero eppure certe operazioni di bonifica stentano ad incontrare interesse. Soltanto quando ci si trova dinanzi ad una fuga di notizie, qualcuno comincia a pensare che non ci sia stata nessuna spy story ma solo una sconsiderata leggerezza nella gestione dei dispositivi informatici rottamati a dispetto dei segreti che contenevano”.

La conferenza di Rapetto al Festival ICT con Federprivacy è destinata a diventare un appuntamento irrinunciabile. I temi – di estrema attualità – sapranno incuriosire e soprattutto faranno riflettere gli addetti ai lavori e tutti quelli che hanno posizioni di responsabilità nelle imprese.

Comunicato Stampa del 10 novembre 2015

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 10 Novembre 2015 11:09 )  

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