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Nuova normativa privacy in arrivo, ma mancano i professionisti

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Con il Regolamento europeo scatta per le aziende il conto alla rovescia per adeguarsi, ma scarseggiano i professionisti della protezione dei dati. Secondo l'Osservatorio di Federprivacy, meno di 400 quelli in possesso di una certificazione. Rischio pesanti sanzioni con pseudo consulenti. Se opportunità non raccolte da italiani, aziende potrebbero rivolgersi a consulenti stranieri, agevolati da normativa comune per tutti i Paesi della UE.

Firenze, 30 dicembre 2015 - Ormai il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati è una realtà, e deve essere solo formalizzato da Consiglio e Parlamento UE all'inizio del 2016, per entrare in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, momento in cui scatterà il conto alla rovescia di due anni per cui il testo sia direttamente applicabile e vincolante anche in Italia, senza necessità di alcun atto di recepimento come avviene invece nel caso delle direttive.

Numerose e complesse sono le novità in arrivo con la nuova normativa, a cui le aziende dovranno adeguarsi per evitare sanzioni che arriveranno fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale dei trasgressori.

Adempimenti quelli della privacy europea che nessuna azienda pubblica o privata potrà quindi permettersi di prendere sotto gamba, avvalendosi di professionisti specializzati della materia, che secondo le ultime statistiche sono però ancora pochissimi rispetto a quelle che saranno le effettive necessità del mercato.

Secondo l'osservatorio di Federprivacy, soltanto le aziende obbligate a nominare un responsabile saranno infatti circa 50mila, ed altrettante dei settori dell'information technology e tlc avranno comunque necessità di avvalersi regolarmente di consulenti esperti di protezione dati e privacy officer per mettersi in regola e non incappare in pesantissime multe.

Anche se si aprono prospettive di lavoro allettanti per decine di migliaia di professionisti, qui viene però la nota dolente, come spiega il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi:

"I professionisti che attualmente si occupano di protezione dati in Italia sono ancora un numero del tutto esiguo. Basti pensare che coloro che hanno conseguito una delle certificazioni professionali rilasciate dagli enti abilitati sono ad oggi meno di 400. E' un paradosso, ma se da una parte molte aziende italiane sono ancora indietro rispetto alla compliance normativa, anche gli esperti in materia di protezione dati sono ancora una rarità, e le competenze scarseggiano anche nelle principali categorie professionali di riferimento dell'impresa - osserva Bernardi - C'é quindi il concreto rischio di incappare in pseudo consulenti che potrebbero esporre l'azienda ad elevati rischi di sanzioni, o di non riuscire a trovare affatto un professionista con le competenze necessarie per mettere un'azienda a norma con le nuove regole sulla privacy."

L'arrivo del regolamento europeo sulla protezione dei dati, rischia quindi di cogliere impreparate sia le imprese che i professionisti, e quelli che sembravano due lunghi anni di tempo per conformarsi alle nuove regole, adesso si prefigurano invece come un frenetico conto alla rovescia per cercare di districarsi in una materia complessa e densa di criticità, con la necessità di un'elevata preparazione che non potrà esaurirsi con un corso di formazione di tre o quattro giorni e un'infarinatura generale.

E poiché tutta l'area UE sarà sotto un unico ombrello normativo identico per tutti gli Stati membri, nelle ristrettezze dei tempi molte aziende potrebbero finire per rivolgersi a consulenti stranieri affidabili, che potranno approfittare di opportunità non raccolte dai professionisti di casa nostra.

Comunicato Stampa del 30 dicembre 2015


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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Dicembre 2015 12:46 )  

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