A.A.A. offresi 3.502 posti come Privacy Officer

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Mentre il Governo cerca di “semplificare” la vita delle imprese con l’abolizione del Dps, L’Unione Europea interviene per mettere ordine nella disciplina della gestione dei dati personali e crea pure nuove opportunità di lavoro.

Con la mira dello sviluppo e della crescita, di recente il Governo Monti ha recentemente abolito il famigerato Dps, non convincendo propriamente tutti, a partire dall’uscente presidente dell’Autorità Garante Francesco Pizzetti, che in una intervista al Sole 24 Ore ha mostrato qualche perplessità sui risparmi di cui le imprese dovrebbero teoricamente beneficiare. Nel contempo, a livello europeo, il 25 gennaio 2012 è stato ufficialmente avviato l'iter legislativo che in circa un anno porterà all’approvazione del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy, direttamente applicabile in tutti e 27 Paesi membri UE, e che  comporterà non poche novità nella gestione dei dati. In tempi di crisi economica e sociale come quelli attuali, mantenere l’equilibrio tra agevolare le imprese, sempre più bisognose di ossigeno ed incentivi, e la necessità di stimolare l’occupazione, è decisamente un compito arduo.D’altra parte, l’introduzione del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy, sta producendo il suo bel contributo anche nel mercato del lavoro:con l’onere a carico delle imprese sopra i 250 dipendenti (enti pubblici compresi), di nominare un Privacy Officer (data protection officer), si apriranno nuove opportunità di lavoro nel settore per circa 3.500 manager esperti della data protection, contando solo le imprese commerciali, (secondo l’ultima fotografia Istat a fine 2011 erano infatti 3.502 rientranti in questo obbligo), senza tenere conto delle 20.000 pubbliche amministrazioni, anch'esse rientranti nell'obbligo. 

Ma con l’incudine delle responsabilità penali-amministrative gravanti sulle imprese introdotte dal Dlgs 231/2001 negli ambiti specifici dei rischi di delitti informatici e riguardanti il trattamento illecito di dati attraverso strumenti elettronici, in realtà le aziende che per ridurre i rischi si  doteranno opportunamente di un Privacy Officer, potranno essere molte di più.Ovviamente il ruolo di data protection officer, che potrà essere svolto sia da personale dipendente che esterno, richiederà competenze elevate e autonomia a livello manageriale, per cui, per poter aspirare a un tale incarico, si dovrà dimostrare di possedere i requisiti.Come fare per poter dimostrare di avere le competenze necessarie per potersi proporre all’assunzione del ruolo di data protection officer?L’abilitazione alla professione forense costituisce senza dubbio una credenziale professionale indiscutibile sotto il profilo giuridico, ma non è tutto ciò che occorre, perché il Privacy Officer deve possedere anche comprovate skills nel ramo informatico. E stessa cosa, per un ingegnere informatico, ottimo profilo, ma potenzialmente incompleto per ciò che concerne le delicate questioni giuridiche.In questi ultimi tempi si sono fatte strada anche in Italia le professioni certificate, e una carta che può risultare vincente, con o senza laurea, per concorrere a ricoprire il ruolo di data protection officer è sicuramente l’ottenimento della certificazione di “Consulente della Privacy e Privacy Officer” rilasciata da Tuv sugli standard della norma ISO 17024:2004, che in tempo di neanche un anno ha visto quasi 300 professionisti iniziare il percorso di certificazione, di cui già circa 60 hanno già sostenuto l’esame con l’ente certificatore.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Novembre 2012 11:21 )  

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